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Ci sono film in cui si puo' dire che l'attore sia al servizio del regista, mentre ce ne sono altri in cui e' il regista al servizio dell'attore/i, nel senso che poco traspare della sua personalita' e del suo modo di fare cinema.
Il curioso caso di Benjamin Button e Frost/Nixon, gli unici due "oscar nominee" che ho visto finora, sono entrambi del secondo tipo, tranne che mentre Ron Howard si trova con due protagonisti e uno stuolo di comprimari tutti all'altezza della situazione, David Fincher si ritrova con un ingranaggio zoppo, almeno quanto lo e' il protagonista della storia per la prima mezz'ora buona di film.
E purtroppo per lui , Brad Pitt si dimostra una volta di piu' attore capace solo nei ruoli a lui piu' congeniali (basta ricordare Snatch o 12 Monkeys) e solo quando viene imbrigliato da una sceneggiatura di ferro e da un regista che lo manovri come una marionetta, cosa che era riuscita benissimo a Fincher in Se7en ma soprattutto in Fight Club, una delle migliori prove di Brad, ma che qui a mio avviso fallisce in maniera abbastanza clamorosa.
Il problema pero' sta ancora piu' a monte, perche' se nel film di Howard i due bravi protagonisti, Frank Langella e Michael Sheen, sono serviti dal copione di ferro di Peter Morgan, tratto da una sua commedia come del resto gia' aveva fatto per The Queen, altrettanto non si puo' certo dire per il copione del film di Fincher, in cui Eric Roth, gia' sceneggiatore di Forrest Gump, rifa' se stesso ma con molta meno ispirazione, producendo cosi' un copione che definire ridondante e ripetitivo e' un riassunto.
Senza voler scendere nel particolare, in Benjamin Button ci sono almeno 40-45 minuti di film totalmente inutili, e la riflessione sul tempo, sul caso, sull'attesa e soprattutto sui tempi dell'amore erano stati espressi in maniera piu' incisiva ed efficace ad esempio nel piccolo e sottovalutato film La casa sul lago del tempo, ma soprattutto in modo meno pomposo e forzatamente "arty", tipico di una pellicola "costruita" per piacere all'Academy.
Non che la pellicola di Fincher sia un fallimento totale, perche' ha certamente momenti riusciti, come ad esempio la storia d'amore "notturna" tra Brad Pitt e Tilda Swinton, sospesa nel tempo e nello spazio, anche e soprattutto grazie all bravura dell'attrice, almeno quanto la storia tra Benjamin e Daisy poggia sulla luminosa e irradiante presenza di una sempre intensa Cate Blanchett, che per buona parte del film puo' usufruire anche di una buona dose di lifting digitale.
Ma anch'essi soffrono comunque del difetto di tutto il copione di Roth, che e' troppo spiegato, ripetuto, e ridondante: valga per tutte la sequenza dell'incidente di Daisy, che definire meccanica e artificiosa e' un pallido eufemismo: e poco importa se la meccanicita' degli eventi e' stata "dichiarata" fin all'inizio del film con la storia nella storia dell'orologiaio che costrui l'orologio che andava indietro nel tempo, con cui lo sceneggiatore vorrebbe darci la chiave di lettura di tutta la vicenda.
Quel che cerca (maldestramente) di fare lo sceneggiatore e' creare una storia di storie, e non a caso tutto parte da un diario, letto e raccontato dalla figlia della protagonista, con uno schema che ricorda da un lato Titanic e dall'altro Big Fish, ma con esiti molto meno riusciti della pellicola di Tim Burton nel rendere un percorso esistenziale "larger than life", magico ed immaginifico al di la' di quella che e' la vita dei cosiddetti "normali".
D'altro canto invece, Frost/Nixon si puo' senz'altro definire una delle migliori prove di Ron Howard, che conferma il suo talento di solido artigiano del cinema ( e non e' affatto una critica ...), che aveva gia' mostrato in Apollo 13 e A Beautiful Mind, finora i due punti piu' alti della sua carriera.
E Howard si conferma come buon direttore di attori, anche se avendo un cast che raccoglie, oltre ai due gia' citati protagonisti, caratteristi del calibro di Kevin Bacon (sempre perfetto ad esprimere una profonda emotivita' trattenuta) , Oliver Platt, Matthew McFayden (incredibilmente biondo), Sam Rockwell e una spontanea e splendida Rebecca Hall , gran parte del lavoro era gia' fatto da se'.
La vicenda umana del confronto/scontro tra Frost e Nixon, grazie ad una regia che sta addosso ai personaggi e ad una recitazione inaspettamente piu' fisica che verbale dei due attori, soprattutto per un film in fondo cosi' parlato, riesce nel notevole risultato di coinvolgere lo spettatore al di la' della storia con la S maiuscola e degli eventi raccontati, che rimangono per la maggior parte del tempo relegati al riassunto iniziale e ai dossier scritti, e che non sono strettamente necessari alla comprensione del dramma umano che viene messo in scena dai due protagonisti.
E' proprio infatti nella dimensione piu' intimista che il film raggiunge il suo meglio, come nella dimostrazione d'affetto del capo dello staff Kevin Bacon nei confronti di un capo sconfitto e sfiduciato alla ricerca disperata di un riscatto impossibile, o dell'appassionata difesa dell'amico e collega John Birt /Mac Fayden quando spiega agli scettici compagni d'avventura Platt e Rockwell in che misura Frost/Sheen si sia impegnato, anche economicamente, in un progetto probabilmente piu' grande di lui ma in cui si sta giocando effettivamente il tutto per tutto.
Due a mio avviso i momenti che restano nella memoria, oltre a quello del virtuale colpo del knockout all'ultima "ripresa", quando Frost riesce ad ottenere da Nixon la confessione dei propri peccati e le tanto agognate scuse al popolo americano: quello della telefonata notturna, vero pezzo di bravura di Langella, in cui l'anziano presidente si apre ad una confessione inattesa e a cuore aperto "off the record" al giovane intervistatore, e l'onore delle armi finale, tutto anglosassone, con quella visita di Frost e compagna alla villa dell'ex-presidente, che malinconicamente esprime il suo rammarico di esser uno "che non e' mai riuscito a piacere alle persone".

Non che ci fossero dei dubbi, ma dopo quel che ha fatto alla Cuddy nell'episodio di domenica sera, e' ufficiale:
Dr. House is an asshole, a dick and a moron !!!
Spegnere il televisore per far leggere un libro
porta il bambino a odiare la lettura
(Gianni Rodari)



Dottore, mi dica, è maschio o femmina?
Signora, non le sembra un po' presto per attribuire dei ruoli?
(Monty Pithon - Il senso della vita, 1983)
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